NOTE DI ARTE E STORIA

BREVE CENNO

La Confraternita del SS. Crocifisso e sorta sotto il titolo di S. Michele Arcangelo nel 1400. Sin dalle origini ha avuto diverse sedi e dal 1750 e ubicata nell'attuale chiesa dove immagini sacre, statue e dipinti, oltre al suo primitivo protettore, raffigurano scene di Gesù dalla natività alla passione, morte e resurrezione. La chiesa e situata a ponente nel centro storico, il suo prospetto a due ordini, delimitato da una sporgente trabeazione, si impone con la sua esuberanza artistica completata da spazi vuoti che armonicamente si inseriscono nel contesto architettonico e nell'ambiente in cui sorge.

Il primo ordine delimitato da levigate lesene presenta le due semplici porte di accesso laterali architravate e marcate lungo tutto il perimetro da una robusta struttura in carparo locale. Esse sono sormontate da una grande maiolica centrale che raffigura il miracolo della traslazione del quadro della BEATA VERGINE DEL BUON CONSIGLIO. Nel secondo ordine, delimitato ancora da lesene è culminante con una cornice ad archetti, si apre una monofora centrale riccamente scolpita in carparo a simboli floreali, lungo tutto il perimetro. Al centro di essa fu eretta nel secolo scorso una grande croce lignea che porge il messaggio: IN HOC SIGNO VINCES. La facciata, tranne che nelle meravigliose tinte della maiolica, non presenta particolari colorazioni. Il bianco dello stucco che copre gli spazi vuoti e marcato dal biondo carparo attualmente ricoperto da una lieve patina di calce che lo protegge dalla corrosione.

All'interno, fra le varie opere d'arte di stile barocco, risalta subito in tutta la sua vastità l'elegante coro scolpito in noce locale. Con questo si intese evitare l'eventuale confusione con l'originale in barocco finemente decorato e con finiture in oro, ormai logoro dopo l'incendio di circa un secolo fa. Distribuito lungo tutto il perimetro della chiesa, come era d'uso nelle nostre confraternite, il coro dona all'ambiente eleganza ed arte.

Al centro domina il "Banco" del padre spirituale, del Priore e assistenti, fra decine di stalli per i confratelli ed una serie di sgabelli per i novizi. In alto sulle spalliere di ogni stallo sono distribuite le placche colore avorio che riportano le antiche dizioni riferite agli incarichi amministrativi e alle funzioni tecniche dei vari responsabili in seno alla confraternita.

Lo stesso gotico in noce richiama nel presbiterio le nicchie delle statue, e sul retro del prospetto il grande pulpito della cantoria che segue all'originale in stile barocco. Non mancano arredi sacri di ogni genere compresi i pezzi che modellano le composizioni della singolare processione dei MISTERI e della TOMBA del Venerdì Santo: la processione de "L'URNIA" che trae le sue origini sin dalla istituzione della Confraternita.

I confratelli indossano il saio rosso simbolo della Passione, con il viso coperto dal cappuccio e con corona di spine sulla testa in segno di penitenza. Si tratta di centinaia di persone che sfilano per l'intera citta, con abiti, paramenti, statue, vere opere d'arte mobili. I portatori, "CARICATORI" o "FRATELLI DELLA BARA" recano sulle spalle oltre alle varie statue dei "MISTERI" la pesante "TOMBA". Essa e costituita da una portantina a diverse stanghe per il carico, ove e modellata la scena della deposizione di Gesù dalla Croce. La tradizione vuole che, rimanendo fisso il tema della "DEPOSIZIONE", vi sia una variante della scena di anno in anno che si rifà a schizzi di disegni artistici proposti di volta in volta, ma che di solito fanno riferimento agli antichi modelli. Al centro vi e l'imponente scultura lignea del Cristo morto, un'antica e pregevole opera d'arte ove l'autore, nel modellarla, sembra che abbia dedicato tutto se stesso. Intorno fanno da corona grandi e piccole statue di personaggi ed angeli secondo quanto contempla il vangelo: Da Giuseppe D'Arimatea, Da Nicomeno a Giovanni, dalla Cleofa e dalla Maddalena a Marta, e da una serie meravigliosa di grandi figure di angeli dalle lunghe ali. Un candido lenzuolo finemente ricamato a mano, "LA SINDONE" della confraternita, sorretto dalle statue, contenente il "CRISTO", copre in parte i sarcofaghi che richiamando anch'essi antichi modelli, variano di anno in anno col variare della scena. Siamo di fronte ad una perfetta iconografia che trova riscontro nelle più prestigiose opere d'arte che esprimono la "Pietà": La "Maddalena Piangente" presente come in tutte le scene della Deposizione nelle caratteristiche gia evidenti nella tela custodita nella stessa chiesa. Anche qui l'autore nel ritrarla, come in altri, si preoccupa di mettere in risalto prevalentemente la sua bellezza. Maria Cleofa, anche se non sempre rappresentata nel "compianto del corpo di Gesù", nel nostro caso in preghiera richiama le sembianze della Vergine anche nei tratti somatici, per sottolinearne la stretta parentela. Sono tutte figure di grande qualita artistica dai visi che, se a volte sono quasi impassibili, trovano poi il giusto equilibrio nelle inclinazioni delle teste e nell'atteggiamento delle mani.

La pregevole scultura del Cristo infine e un'opera dal duplice valore: La piu popolare e ammirata perché viva e drammatica; la piu completa nella perfezione dello studio delle forme anatomiche immobili nella calma del candido lenzuolo modellato insieme alle parti nude del corpo. La si puo ammirare dopo il Venerdì Santo tutto l'anno in chiesa "deposta" ai piedi dell'altare.

 E nello stesso altare si possono ammirare sculture in pietra leccese di ottima fattura che fanno da cornice al monolito del Ciborio, modellato con finissimi intagli raffiguranti l'intero simbolismo dell' Eucarestia. Una porticina a sbalzo argenteo con la madre dell'imperatore Costantino dal capo cinto di corona reale ai piedi della Croce, mentre definisce con eleganza l'arte di questo singolare elemento scultoreo, apre un nuovo capitolo sulla storia e leggenda dell'INVENZIONE.

Ed e proprio in questo tempio che e illustrato il ritrovamento della Croce in una forma delle più complete, finora sfuggita all'attenzione dei ricercatori, senza mai alcun cenno di citazione neanche nelle varie polemiche negli anni sulla stampa ove con minuzia di particolari appariva quasi completa una catalogazione di opere, da Elena alla conversione di Costantino. Trattasi di opere di scuola Giordanesca ove lo studio a fondo dei personaggi raffigurati nelle proprie massime espressioni di vita, ci da un saggio di fusione fra storia e leggenda, fra arte e religiosità. Opere eseguite dall'abilita del pennello, ormai al massimo delle proprie esperienze pittoriche all'età di ottantuno anni, di Aniello Letizia, nell'anno 1755. Una narrazione senza precedenti ove, gli sfondi architettonici tanto familiari al Letizia rendono nel nostro caso un equilibrio inequivocabile alla padronanza delle figure di primissimo piano perché inserite in quel giusto ambiente che ci descrive tanta regalità attraverso personaggi, palazzi, arredi e costumi; voluta forse dal committente, ma che ha raggiunto il massimo della espressività dell'autore dettato dalle esperienze oltre che della scuola napoletana anche dai 60 anni vissuti nell'arte della pittura. Il prodigioso evento, che nel 1600 era stato il motivo determinante della variazione del titolo da "San Michele" in "SS.Crocifisso", a distanza di un secolo e mezzo, in occasione della riedificazione della chiesa, finalmente trova la giusta espressione nella straordinaria bellezza e nel valore di queste immagini. Il Letizia dopo i consensi riscossi nell'omonima chiesa del Crocifisso in Galatone, importante centro nella zona per religiosita, devozioni e arte, con le scenografie della "Esaltazione della Croce", nella nostra chiesa in Gallipoli, senza concorrenti, trova maggiore spazio per la propria espressività dando il massimo di se stesso. Egli supera per completezza di narrazione e arte le precedenti opere del santuario galatonese con impegno, in segno quasi di gratitudine verso gli "industriali bottari", la prima categoria della città di Gallipoli. Essi infatti affidano alla perizia di questo antico pennello la totalità delle opere del loro tempio, nove tele. Di esse quattro trattano della Croce, dai miracoli della "conferma" del suo rinvenimento, al 'peso quotidiano", alla sfida di qualunque pericolo nel suo segno, alla salvezza. L'architettura degli sfondi come sempre e inserita in quel rigoroso controllo dei toni, ormai la caratteristica del nostro autore, dai quali emerge il rosso sparso a giuste dosi, che dona eleganza alle scene, all'ambiente che le ospita ed infine e da richiamo simbolico quasi, perché siamo nella CHIESA DELLA PASSIONE.

G. Franco Mosco

 

Webmaster: Clemente MANCO

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